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	<title>Il giornale dell'osteopatia &#187; osteopatia e struttura</title>
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	<description>Il primo giornale online di osteopatia in Italia</description>
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		<title>Non dimentichiamoci del thrust</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e struttura]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo foto scattata nel giugno 2005 resta un simbolo per l’EOP, per D. Vitale e E. Deforest. Infatti è l’utima fotografia che abbiamo del nostro amico e fondatore della scuola A. Bernard in occasione della venuta a Roma all’EOP di B. Rochard. B.Rochard e A. Bernard erano legati da grande amicizia e avevano preso insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scuolaosteopatia.net/boubouni/wp-content/uploads/2010/05/rochard.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-361" title="rochard" src="http://www.scuolaosteopatia.net/boubouni/wp-content/uploads/2010/05/rochard.jpg" alt="" width="420" height="288" /></a><br />
Questo foto scattata nel giugno 2005 resta un simbolo per l’EOP, per D. Vitale e E. Deforest. Infatti è l’utima fotografia che abbiamo del nostro amico e fondatore della scuola A. Bernard in occasione della venuta a Roma all’EOP di B. Rochard.<br />
B.Rochard e A. Bernard erano legati da  grande amicizia e avevano  preso insieme i loro diploma di osteopatia  a Maidstone negli anni 75.<br />
B. Rochard è stato per più di 10 anni presidente dell’associazione francese degli osteopati e ha fatto tante guerre per la difesa professionale dell’osteopatia in Francia. Era venuto a Roma 3 giorni nel giugno del 2005 per un corso di biomeccanica presso la nostra scuola.<br />
Di B. Rochard vi presentiamo un articolo pubblicato sul quarto numero del Bollettino del SFDO (Syndicat Français Des Ostéopathes) e ripreso da About Osteopathy (SBO Belgium), del febbraio 2010.<br />
Quest’articolo auspica che nelle scuole e nelle formazioni in osteopatia si ricominci ad insegnare in maniera appropriata l’osteopatia strutturale ed in particolare le tecniche “manipolative” che, senza avere paura delle parole, fanno parte delle fondamenta dell’osteopatia, cosa che spesso tendiamo a dimenticare.</p>
<p><strong>Non dimentichiamoci del thrust*, strumento indispensabile del nostro armamentario terapeutico</strong><br />
A differenza di altre tecniche il “thrust*”   – definito più comunemente “manipolazione” – è nell’opinione del pubblico e addirittura di certi professionisti, una manovra “forzata”, violenta&#8230;<br />
<span id="more-164"></span>Tra i promulgatori di questa idea c’è stato il dott. Maigne (tra l’altro ispiratore di un decreto del 1962 che riserva la manipolazione ai soli medici), che sembra da sempre aver ignorato la nozione di alta velocità e bassa ampiezza.<br />
I fautori di un’osteopatia “dolce” non hanno fatto che avvalorare questa idea di “pericolosità”.<br />
C’è da dire che normalizzare un’articolazione non è assolutamente un atto contrario alla cosiddetta “dolcezza” tanto auspicata da certi. Per contro privarsi di questo strumento, quando invece sarebbe necessario, significa rinunciare ad una parte delle nostre competenze.<br />
Un indispensabile criterio di prudenza non deve diventare un motivo per non agire.<br />
Non ci sono cattive manipolazioni, ma cattivi manipolatori e cattive indicazioni!<br />
Utilizzato con maestria e con conoscenza il thrust rimane uno strumento fondamentale e non pericoloso.<br />
È vero che questo discorso sembra un po’ fuori moda, per gli stessi motivi  per cui non si parla più delle leggi di Fryette. Ma questo significa dimenticare che l’uomo vive in un universo ed è sottoposto alle forze che lo governano, ed in particolare alla gravità che, per ragioni di ordini di grandezze, ci interessa in modo primario. Tenerla in poco conto e privilegiare lo studio di movimenti infinitesimali – di cui le frequenze ritmiche e le ampiezze sono altrettanto discusse che il sesso degli angeli – significa ignorare una regola  fondamentale che  è quella di andare dal generale al particolare.<br />
A noi, come osteopati,  spetta il nobile compito di permettere al corpo – a tutto il corpo, cranio compreso – di liberare la sua reazione antigravitaria, ed è un compito fondamentale da cui non possiamo  prescindere, quello di consentire all’uomo di erigersi armoniosamente, economicamente e senza dolore.<br />
È  questo il nostro vero contributo alla salute, ed è per questo obiettivo che noi dobbiamo impegnare le nostre conoscenze – tutte le nostre conoscenze e non  solo quelle riguardanti il ritmo del LCR – al servizio del paziente. Tutto questo nel rispetto delle leggi della biomeccanica, con i suoi assi, i suoi pivot, le sue leve, ma anche della tipologia, dei principi fisici della tecnica ecc…<br />
La conoscenza delle basi scientifiche del nostro mestiere è fondamentale , il non riconoscerle impedisce l&#8217;esercizio di un&#8217;osteopatia autentica.<br />
Perdonate queste riflessioni che possono offendere più di un collega. Potrebbero essere attribuite ad ignoranza o ad arretratezza, ma sono l&#8217;espressione di sentimenti sinceri, condivisi da tutti coloro che non si identificano con questa visione di una osteopatia settaria fatta di &#8220;fluttuazioni”  e di &#8220;onde”  per arrivare a qualsiasi delirio.<br />
E che dire di un’altra devianza “dolce”  che spinge gli osteopati a privilegiare come strumento la relazione terapeutica? Mentre è evidente che si debba tener conto di questo rapporto come di uno dei parametri fondamentali del trattamento, dargli troppa importanza, in particolare dal punto di vista emozionale, apre la porta a delle derive di cui l’osteopatia avrebbe fatto volentieri a meno.<br />
È un inganno per il paziente: il contratto non è soddisfatto, non è questo il servizio che ci si aspetta dalla nostra specialità.<br />
A ciascuno il suo mestiere, non c&#8217;è cosa peggiore  che fare un lavoro in cui non si è competenti .<br />
Oggi è più che mai necessario ridefinire i limiti delle nostre competenze basandoci sulla tradizione e sulle evidenze scientifiche, e contemporaneamente sbarazzarci di tutte le scorie che ingombrano la nostra arte, snaturandola e attentando alla sua etica.<br />
Solo attraverso un ritorno ai principi  fondamentali, gestito da professionisti esperti, si può raggiungere questo obiettivo.<br />
Questo deve attualmente essere il pensiero fisso soprattutto per chi è responsabile di una formazione e per coloro che hanno a cuore il futuro della nostra professione,<br />
Non dimentichiamoci di ciò che dobbiamo ai nostri pazienti che hanno propagandato e sostenuto la nostra osteopatia tradizionale. Ormai troppo spesso delusi da esperienze infelici, devono sapere a chi rivolgersi, pena la fine di questa osteopatia, di cui essi sono stati i migliori divulgatori.<br />
Una terapia capace di correre qualche rischio calcolato è sempre preferibile ad un  trattamento confortevole ma inefficace.</p>
<p>*Thrust, nella terminologia anglosassone, è sinonimo di manipolazione specifica.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le leggi di Fryette; tra dogma e prassi</title>
		<link>http://www.giornaleosteopatia.it/2005/06/le-leggi-di-fryette-tra-dogma-e-prassi/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2005 15:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e struttura]]></category>

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		<description><![CDATA[di A. Bernard Il principio su cui si basano le leggi di Fryette &#232; quello che una lesione, qualsiasi ne sia l&#8217;entit&#224;, rimanga in una logica fisiologica. &#160; Lesione 1 BODY PIVOT, Schema ideale, PR (PL). &#160; La Spinologia, le cui radici affondano sia nell&#8217;osteopatia che nella chiropratica, ha distinto le vertebre tipiche da quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<p><em>di A. Bernard</em><br /> Il principio su cui si basano le leggi di Fryette &egrave; quello che una lesione, qualsiasi ne sia l&rsquo;entit&agrave;, rimanga in una logica fisiologica.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span id="more-20"></span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<p>&nbsp;</p>
<p> <img src="http://www.scuolaosteopatia.net/materiale_didattico/img/fryette1.jpg" alt="" />
<p>Lesione 1<br /> BODY PIVOT, Schema ideale, PR (PL). </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Spinologia, le cui radici affondano sia nell&rsquo;osteopatia che nella chiropratica, ha distinto le vertebre tipiche da quelle atipiche, e considera queste ultime capaci di vere sublussazioni.<br /> Tra le vertebre atipiche &egrave; fondamentale il ruolo di C2; Bradbury, Gillet, Dummer, le attribuiscono una considerevole potenzialit&agrave; energetica. <br /> A Lione Alain Faisant e Francois Didier, incuriositi dai loro risultati palpatori su C2, dopo un trauma importante, hanno deciso di verificare quello che trovavano palpatoriamente, attraverso una verifica radiologica, effettuando un &ldquo;listing&rdquo; su pi&ugrave; di 500 casi.<br /> I risultati indicano senza ombra di dubbio che se normalmente C2 segue la seconda legge di Fryette (vedi lesione 2a), nei traumatismi di una certa importanza C2 si comporta in prima legge (vedi lesione 2b), creando il massimo di problemi neuro-vegetativi. </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<p>&nbsp;</p>
<p> <img src="http://www.scuolaosteopatia.net/materiale_didattico/img/fryette2.jpg" alt="" />
<p> Lesione 2 &#8211; A<br /> Nozione d&rsquo;inferiorit&agrave; o superiorit&agrave; (C3)<br /> Posteriorit&agrave; con inferiorit&agrave; (fisiologica), PRI (PLI).</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<p>&nbsp;</p>
<p> <img src="http://www.scuolaosteopatia.net/materiale_didattico/img/fryette3.jpg" alt="" />
<p> Lesione 2 &#8211; B<br /> Nozione d&rsquo;inferiorit&agrave; o superiorit&agrave; (C3)<br /> Posteriorit&agrave; con superiorit&agrave;<br /> (lesione complessa con risultante di traslazione del lato posteriore), <br /> PRS (PLS).</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualsiasi discussione accademica non pu&ograve; sostituire la realt&agrave; dell&rsquo;esperienza clinica. Dobbiamo essere pronti a trattare &ldquo;quello che &egrave;&rdquo; e non &ldquo;quello che vorremmo che fosse&rdquo;. Questo per rispettare le nostre mani come strumento della nostra Arte. </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ruolo biomeccanico dei fulcri C5-C4 e D4</title>
		<link>http://www.giornaleosteopatia.it/2005/06/ruolo-biomeccanico-dei-fulcri-c5-c4-e-d4/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2005 15:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e struttura]]></category>

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		<description><![CDATA[RUOLO BIOMECCANICO DEI FULCRI C5-C4, D4 E DEI MUSCOLI NUCALI NELLE SINDROMI VERTIGINOSE ACUTE E LORO INQUADRAMENTO OSTEOPATICO di Roberto TrainiTutti i movimenti del collo (tranne l&#39;estensione che arriva fino a C5-C6) implicano una mobilizzazione vertebrale fino a D4. Ci&#242; significa che le forze antigravitarie che permettono l&#39;orizzontalit&#224; dello sguardo e l&#39;equilibrio della testa sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RUOLO BIOMECCANICO DEI FULCRI C5-C4, D4 E DEI MUSCOLI NUCALI NELLE SINDROMI VERTIGINOSE ACUTE E LORO INQUADRAMENTO OSTEOPATICO </strong><em> di Roberto Traini</em>Tutti i movimenti del collo (tranne l&#39;estensione che arriva fino a C5-C6) implicano una mobilizzazione vertebrale fino a D4. <br /> Ci&ograve; significa che le forze antigravitarie che permettono l&#39;orizzontalit&agrave; dello sguardo e l&#39;equilibrio della testa sul collo non scendono al di sotto di D4.<br />
<span id="more-18"></span><br />
E&#39; quindi importante, nel corso di un trattamento osteopatico, ripristinare una corretta mobilit&agrave; che arrivi fino a questa zona.<br /> Da qui l&#39;importanza biomeccanica che riveste il corretto equilibrio di D4 senza considerare le altre caratteristiche importanti di tale vertebra:
<ul>
<li>Fulcro di recupero dell&#39;equilibrio sul piano orizzontale e frontale analogamente a D12 (scoliosi).</li>
<li> Coordinazione dei movimenti diaframmatici, indispensabili per l&#39;interscambio fluidico tra le due cavit&agrave; addominale e toracica (ematosi).</li>
<li>Centro della vasomotr&igrave;cit&agrave; (ruolo nelle emicranie).</li>
<li>Punto di raccordo tra funzionalit&agrave; cardiaca (plesso cardiaco), respiratoria (nervo frenico)e viscerale (vago).</li>
<li> Chiave di volta del grande arco posteriore che va da C6 a D9 (punto di tensione che reagisce alle forze gravitazionarie anteriori).</li>
</ul>
<p>Per quanto concerne i muscoli nucali esiste una simmetria fra loro e i muscoli oculomotori. La loro disposizione anatomica &egrave; la stessa.<br /> Tra questi due gruppi muscolari esiste altres&igrave; una interrelazione funzionale.<br /> Ogni stimolo visivo che sollecita la nostra attenzione indirizza il nostro sguardo per il tramite di due azioni muscolari:</p>
<ul>
<li>L&#39;azione della muscolatura estrinseca dell&#39;occhio (muscolo retto superiore,inferiore.mediale e laterale e muscolo obliquo superiore ed inferiore) che dirige l&#39;occhio.</li>
<li> L&#39;azione dei muscoli nucali (muscolo grande retto posteriore, piccolo retto posteriore, grande obliquo e piccolo obliquo) che dirige la testa.</li>
</ul>
<p>E&#39; evidente che i movimenti della testa e degli occhi devono essere coordinati da una azione armonica. <br />Un&#39;ipermobilit&agrave; del rachide cervicale superiore, che dirige il movimento della testa in modo troppo rapido ed ampio, spezza questa relazione armonica creando turbe interferenziali nel meccanismo di adattamento posturale e facilitando l&#39;insorgenza di sindromi vertiginose acute.<br /> Esiste una comunicazione anatomica attraverso la dura madre tra il sistema labirintico, il condotto uditivo esterno ed il sistema meningeo intra-cranico. <br /> L&#39;adattamento dei muscoli posturali fa seguito alla compensazione esistente tra il sistema oculomotore e il labirinto dominante (occhio pi&ugrave; alto) costituenti il sistema di riferimento della postura.<br /> Il coordinamento dell&#39;insieme posturale &egrave; controllato dalla sostanza reticolare e dal cervelletto. <br /> Esiste altres&igrave; una comunicazione diretta tra muscoli nucali e sistema meningeo intracranico: c&#39;&egrave; un punto di tessuto connettivo che collega la dura, il rivestimento membranoso del cervelletto, cervello e midollo spinale al piccolo muscolo retto posteriore del cranio, situato alla base della nuca, tra l&#39;arco posteriore dell&#39;atlante e la linea nucale inferiore dell&#39;occipite. <br /> Un ponte simile sussiste tra la prima e la seconda cervicale (grande retto posteriore situato tra l&#39;apofisi spinosa di C2 e la linea nucale inferiore dell&#39;occipite e il grande obliquo tra l&#39;apofisi spinosa di C2 e il tubercolo della traversa di CI). <br /> Questa connessione evidenzia l&#39;interrelazione anatomica esistente tra i muscoli nucali e i sistemi di riferimento (sistema labirintico e sistema oculomotore) e coordinamento della postura (sostanza reticolare e cervelletto).<br /> Possiamo comprendere ora il perch&eacute; in patologia alcune sindromi vertiginose acute siano legate ad un disturbo del sistema muscolare posturale con punto di partenza a livello dei muscoli della nuca soprattutto quando questi ultimi si trovano ad adattarsi ad una situazione esasperata di stress; situazione frequente negli individui che presentano un collo proiettato in avanti con il seguente schema adattativo: inversione cervicale bassa (ipomobilit&agrave;), iperlordosi compensatoria tra occipite C1-C2 (ipermobilit&agrave;).<br /> La testa si trova in appoggio instabile sui condili (fulcro di leva), le forze gravitarie di compressione hanno il loro punto di applicazione a livello della sella turcica (centro gravitario della testa) e trascinano la testa in avanti.<br /> Le forze antigravitarie (di trazione )sono rappresentate dai muscoli nucali che devono controbilanciare il peso del capo. <br />I muscoli nucali, estensori, saranno quindi in tono permanente per opporsi alla caduta in avanti della testa e andranno spesso soggetti a situazioni posturali di affaticamento e stress.<br /> Da C1 in gi&ugrave; il peso del corpo viene ripartito su tre colonne: una colonna statica a livello dei corpi vertebrali e due dinamiche corrispondenti alle apofisi articolari.<br /> Il peso della testa grava solo sulle colonne dinamiche rappresentate dai condili. <br /> La mancanza della colonna anteriore viene supportata dalla articolazione atlo-odontoidea.<br /> La zona sottooccipitale rappresenta quindi il punto pi&ugrave; mobile e meccanicamente pi&ugrave; sollecitato del rachide cervicale. <br />In caso di verticalizzazione o inversione di curva il ruolo dei muscoli nucali sar&agrave; doppiamente compensatorio.<br /> Tali muscoli saranno in restrizione permanente per compensare l&#39;eccessivo appiombo della testa (compenso statico) e saranno in condizione di ipermobilit&agrave; per compensare l&#39;ipomobilit&agrave; dei fulcri del rachide cervicale inferiore determinata dall&#39;inversione di curva (compenso dinamico).<br /> &Egrave; evidente come in una simile tipologia biomeccanica, i muscoli nucali in restrizione permanente, si trovino in condizione di stress continuativo. <br />&Egrave; vero che tale stress &egrave; il prezzo inevitabile per consentire il mantenimento dell&#39;equilibrio della testa e l&#39;orizzontalit&agrave; dello sguardo, ma &egrave; altrettanto vero che in una situazione simile basta un minimo squilibrio aggiuntivo per precipitare nell&#39;attacco acuto vertiginoso.<br /> In sostanza la postura si organizza con l&#39;interrelazione armonica anatomica e funzionale di tre sistemi: il sistema di coordinamento (sostanza reticolare e cervelletto), sistema di riferimento e dell&#39;equilibrio (sistema vestibolare ed oculomotore) e il sistema esecutore (la catena muscolare posturale con punto di partenza dai muscoli nucali). <br />&Egrave; evidente quindi, come un disturbo della funzione del sistema muscolare posturale nucale (ipermobilit&agrave; adattativa e compensatoria) comporti una disarmonia funzionale dell&#39;insieme generando turbe posturali e dell&#39;equilibrio (vertigini).<br /> Ritengo personalmente che in casi di questo genere sia opportuno limitare il trattamento osteopatico allo sblocco dei fulcri cervicali inferiori C5-C6 fino a D4 senza assolutamente manipolare la zona in restrizione occipite C1-C2 in quanto adattativa e compensatoria (iper) all&#39;inversione sottostante<br /> (ipo), limitando semmai l&#39;azione sui muscoli nucali ad un lavoro di inibizione dolce tessutale .<br /> Il recupero della zona cervicale inferiore sar&agrave; quindi condizione necessaria e sufficiente per consentire un adattamento fisiologico pi&ugrave; conveniente della zona sovrastante.<br /> Ricordiamo che nel cranio giocano un ruolo importante due sistemi di equilibrio uno situato anteriormente e uno posteriormente. <br />Relativamente alla parte posteriore &egrave; il tono dei muscoli nucali che compensa ed equilibra il peso della testa e la cui azione si prolunga lungo la scatola cranica per mezzo del movimento della falce del cervello, del cervelletto e del tentorio del cervelletto.<br /> La parte anteriore del cranio &egrave; condizionata dalla relazione armonica esistente tra mandibola sospesa al temporale (ATM) colonna cervicale, osso ioide, e sistema muscolare connesso.<br /> Il punto di raccordo di questi due equilibri &egrave; il temporale che condiziona ed armonizza le varie componenti attraverso relazioni articolari miofasciali e neurologiche fondamentali.</p>
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		<item>
		<title>Le lesioni sacro-iliache acute</title>
		<link>http://www.giornaleosteopatia.it/2005/06/le-lesioni-sacro-iliache-acute/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2005 15:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e struttura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ilio Iannone Sono sacro-iliache traumatiche che provocano sciatalgie particolari: -Nozione di trauma o di sforzo maggiore(ad es. durante lo sport) -Lasegue assente -Riflessi conservati -Attitudine antalgica sempre &#8220;crois&#233;e&#8221; Queste lesioni avvengono in concomitanza con delle torsioni sacrali sia anteriori che posteriori e condizionano sempre uno spasmo reattivo del piriforme. La sciatalgia &#232; dovuta alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> di Ilio Iannone</em><br /> Sono sacro-iliache traumatiche che provocano sciatalgie particolari:<br /> -Nozione di trauma o di sforzo maggiore(ad es. durante lo sport)<br /> -Lasegue assente<br /> -Riflessi conservati<br /> -Attitudine antalgica sempre &ldquo;crois&eacute;e&rdquo;<br />
<span id="more-16"></span><br />
Queste lesioni avvengono in concomitanza con delle torsioni sacrali sia anteriori che posteriori e<br /> condizionano sempre uno spasmo reattivo del piriforme.<br /> La sciatalgia &egrave; dovuta alla tensione del sistema legamentoso della sacro-iliaca e si proietta oltre ai<br /> territori classici, sia sul pube e il perineo, sia sul coccige, sia sul trocantere e rendono difficile<br /> l&rsquo;indagine semeiotica.<br /> I rami del plesso sacrale e pudendo possono essere perturbati al livello dei fori anteriori del sacro in<br /> caso di disfunzioni sacro-iliache.
<p>&nbsp;</p>
<table border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"><strong>Lesione anteriore</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top"><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio1.gif" alt="" width="86" height="113" /></td>
<td width="75%" valign="top">Radice S1 &gt; Centro della natica, parte posteriore dell&rsquo;arto inf., bordo esterno del piede e 5&deg; dito.<br /> Il piriforme da trattare &egrave; sul lato dell&rsquo;anteriorit&agrave;.<br /> L&rsquo;attitudine &egrave; crociata.<br /> Riflessi conservati.<br /> Lasegue assente.<br /> Il trocantere &egrave; in rotazione esterna sull&rsquo;anteriorit&agrave;.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">Trattamento</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%">&nbsp;</td>
<td width="50%">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Psoas in inibizione bilaterale</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio2.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Piriforme sul lato anteriore(base affondata)</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio3.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Trust sull&rsquo;Ail</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio4.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Tecnica sulla fascia lata</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio5.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Lift parietale<br /> (Inspirazione sollevare i piedi, espirazione in basso. Mantenere sul lato della sciatica.)</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio6.jpg" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"><strong>Lesione anteriore</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top"><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio6.gif" alt=" " /></td>
<td width="75%" valign="top">Radice S2 &gt; Natica, parte postero-interna dell&rsquo;arto inf., tallone, territorio<br /> plantare fino all&rsquo;alluce.<br /> Il piriforme da trattare &egrave; sul lato della posteriorit&agrave;.<br /> Riflessi conservati.<br /> Lasegue assente.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">Trattamento</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%">&nbsp;</td>
<td width="50%">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Psoas in inibizione bilaterale</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio2.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Piriforme sul lato anteriore(base affondata)</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio3.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Trust sulla base sacrale posteriore senza controllo di L5</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio7.jpg" alt="" /></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Inibizione dell&rsquo;adduttore opposto al piriforme.</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Piriforme sul lato anteriore(base affondata)</td>
<td><img src="http://www.giornaleosteopatia.it/immagini/ilio/ilio6.jpg" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Neurochirurgia: risposte di Alain Bernard</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2005 15:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e struttura]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo &#232; il primo di una serie di articoli che riporta le risposte date da Alain Bernard ad un gruppo di neurochirurghi romani durante l&#8217;incontro del dicembre 2004. Prima domanda: Come spiega i casi di recidive di ernie discali operate? Risposta di Bernard: L&#8217;ernia discale, a parte quella di origine traumatica, non &#232; una fatalit&#224;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo &egrave; il primo di una serie di articoli che riporta le risposte date da Alain Bernard ad un gruppo di neurochirurghi romani durante l&rsquo;incontro del dicembre 2004.</p>
<p> <strong>Prima domanda:</strong><br /> Come spiega i casi di recidive di ernie discali operate?<br />
<span id="more-10"></span><br />
Risposta di Bernard: L&rsquo;ernia discale, a parte quella di origine traumatica, non &egrave; una fatalit&agrave;. &Egrave; spesso l&rsquo;atto conclusivo di una degradazione progressiva del disco, dovuta ad un&rsquo;utilizzazione di un segmento vertebrale al di fuori del suo determinismo fisiologico. Questo pu&ograve; succedere per due ragioni:
<ul>
<li> Una ragione d&rsquo;origine strutturale, per cui un qualsiasi livello vertebrale perde mobilit&agrave; (IPO) e questa perdita di movimento viene compensata ad un altro livello, che se ne assume l&rsquo;onere troppo al di l&agrave; delle proprie possibilit&agrave; (IPER). Un esempio classico &egrave; quello di una cifosi rigida, che scende troppo in basso e determina che la lordosi si faccia unicamente sulla cerniera L5-S1.</li>
<li> La seconda &egrave; l&rsquo;aspetto psico-motorio o comportamentale. &Egrave; chiaro che tra l&rsquo;ambizioso e il rinunciatario, l&rsquo;estroverso ed il timido, questa famosa cerniera non assume gli stessi bisogni.</li>
</ul>
<p> Ho definito L5-S1 &ldquo;STARTER&rdquo; quella del primo, L5-S1 &ldquo;POLTRONA&rdquo; quella del secondo.<br /> L5-S1 &ldquo;STARTER&rdquo; soffre per un eccesso di mobilit&agrave;, L5-S1 &ldquo;POLTRONA&rdquo; per un eccesso di gravit&agrave;, ma entrambe arrivano alla discopatia. Saranno le successive condizioni di vita, il lavoro, lo sport ecc&hellip;, a provocare o meno l&rsquo;ernia su questo segmento predisposto.<br /> Quando, a seguito di una fase acuta, l&rsquo;obbiettivit&agrave; impone l&rsquo;intervento, il quadro clinico si modifica positivamente, ma il meccanismo globale errato responsabile del danno resta tale e lo riproporr&agrave; ad un altro livello segmentario (od allo stesso). L&rsquo;analisi biomeccanica dell&rsquo;osteopata, basata sulle Meccaniche di Littlejohn, metter&agrave; a punto una strategia di liberazione della zona primaria (IPO), &ldquo;muta&rdquo; dal punto di vista sintomatologico, per una riprogrammazione posturale. Questa rieducazione dovr&agrave; necessariamente includere la PROPRIOCETTIVIT&Agrave;. <br />La qualit&agrave; del gesto, rivelatore di chi siamo, ha radici profonde ed &egrave; difficile modificarlo quando &egrave; poco economico.<br /> A poco servono i consigli generici, che si leggono un po&rsquo; dappertutto: &egrave; necessario un specifico lavoro propriocettivo.</p>
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