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	<title>Il giornale dell'osteopatia &#187; cosa cura l&#8217;osteopatia</title>
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	<description>Il primo giornale online di osteopatia in Italia</description>
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		<title>L&#8217;osteopatia ha cambiato la mia vita professionale?</title>
		<link>http://www.giornaleosteopatia.it/2006/07/losteopatia-ha-cambiato-la-mia-vita-professionale/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2006 11:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli divulgativi]]></category>
		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Verso Sono un fisioterapista ormai da qualche anno e da pi&#249; di due ho intrapreso una nuova strada in un ambito per molti aspetti profondamente diverso dalla fisioterapia: l&#8217;osteopatia. Giunto a questo punto del mio percorso formativo provo a fare un bilancio su quanto la pratica osteopatica abbia contribuito a cambiare la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Verso</em> <br /> Sono un fisioterapista ormai da qualche anno e da pi&ugrave; di due ho intrapreso una nuova strada in un ambito per molti aspetti profondamente diverso dalla fisioterapia: l&rsquo;osteopatia. <br /> Giunto a questo punto del mio percorso formativo provo a fare un bilancio su quanto la pratica osteopatica abbia contribuito a cambiare la mia vita professionale, in che modo cio&egrave;, sviluppare nuovi concetti di analisi della patologia e acquisire determinate tecniche di trattamento, influenzi i risultati che quotidianamente ottengo nel mio lavoro.<br /><span id="more-94"></span><br />
Nella pratica di studio ci si trova a fare i conti con persone che si rivolgono a te nella speranza di risolvere le patologie che li affliggono nella maniera migliore e pi&ugrave; veloce possibile.<br /> E&rsquo; proprio qui che cominciano i problemi.<br /> Viene spontaneo, trovandosi di fronte ad una persona che lamenta un dolore alla schiena, dirigere il proprio intervento verso la zona che appare la pi&ugrave; problematica e trattarla fino a che i sintomi non siano spariti. A questo punto si ha l&rsquo;impressione di trovarsi di fronte ed un intervento pienamente riuscito. Ma quella che appariva come una vittoria schiacciante finisce, a volte, per rivelarsi una soddisfazione di breve durata. Pu&ograve; capitare cio&egrave;, che dopo poco tempo ci si trovi a far i conti con delle recidive che riportano il malcapitato a soffrire nuovamente lo stesso malessere.<br /> Trattare il dolore nella sede in cui si presentava era il normale approccio che avrei attuato prima di conoscere l&rsquo;osteopatia.<br /> La domanda che mi pongo attualmente invece &egrave; la seguente: il dolore che mi viene presentato &egrave; la manifestazione di un problema che riguarda precisamente la zona interessata, oppure ci possono essere altre cause che creano la sofferenza come semplice conseguenza?<br /> Mi spiego, trattare un sintomo (il dolore) spesso permette di sopirlo o annullarlo temporaneamente, ma se non si provvede contestualmente alla rimozione delle cause che tale dolore hanno provocato, si compie solamente una parte del lavoro, lasciando sovente la porta aperta alla recidiva.<br /> Ovviamente l&rsquo;esempio sopra riportato pu&ograve; riguardare un qualsiasi distretto corporeo mentre la causa del disagio affonda le proprie radici in altre zone del corpo, magari situate a distanza.<br /> E&rsquo; sempre bene ricordare che l&rsquo;organismo non agisce a compartimenti stagni, ma risente come un&rsquo;unit&agrave; inscindibile di tutto ci&ograve; che lo influenza. Diviene quindi lecito pensare che per curare una persona non ci si pu&ograve; limitare a prenderne un &ldquo;pezzo&rdquo; ed agire su quello.<br /> La forza dell&rsquo;osteopatia &egrave; tutta qui.<br /> L&rsquo;osteopata considera l&rsquo;organismo come &ldquo;un&rsquo;unit&agrave; funzionale&rdquo;, non si limita in altre parole, a curare il sintomo come fine a se stesso, ma ricerca le possibili cause che lo generano e su quelle agisce.<br /> Tornando alla mia esperienza di terapeuta, guardando indietro noto che da quando ho cominciato a far mia la filosofia osteopatica e la tecnica che da questa scaturisce, ho modificato radicalmente l&rsquo;analisi, le intenzioni e gli interventi con i quali affronto i problemi di chi quotidianamente si rivolge a me.<br /> Tutto ci&ograve; mi permette di trovare pi&ugrave; velocemente e pi&ugrave; efficacemente strategie di trattamento che consentono, non solo di risolvere la sintomatologia ma, rimuovendo anche le cause del disturbo, di fornire gli strumenti per ritrovare un proprio equilibrio fisiologico, condizione fondamentale perch&eacute; l&rsquo;organismo &ldquo;funzioni&rdquo; correttamente.<br /> Tornando alla domanda iniziale: se l&rsquo;osteopatia ha cambiato e continuer&agrave; a migliorare la mia vita professionale, posso tranquillamente rispondere con un pieno e deciso &ldquo;SI&rdquo;.<br /> Parafrasando i padri fondatori dell&rsquo;osteopatia amo pensare che l&rsquo;organismo umano sia una meravigliosa macchina con delle risorse immense e che a noi, nel nostro piccolo, non resta che &ldquo;dargli una mano&rdquo;, per quanto ci &egrave; possibile.<br /> C&rsquo;&egrave; da riflettere&hellip;&hellip;..<br /> Andrea Verso.</p>
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		<title>La salute in movimento (seconda parte)</title>
		<link>http://www.giornaleosteopatia.it/2006/06/la-salute-in-movimento-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 10:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli divulgativi]]></category>
		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dario Vitale …continua dal numero precedente Manutenzione significa semplicemente controbilanciare la nostra sedentarietà, “oliando” le nostre articolazioni, sciogliendo le tensioni accumulate, con un po’ di movimento, badando a non sovraccaricare le zone a rischio. Le strategie di manutenzione sono molteplici, e variano a secondo di chi mi trovo di fronte. Partiamo da quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Dario Vitale</em><br />
<a href="http://www.giornaleosteopatia.it/word/?p=69">…continua dal numero precedente</a><a title="La salute in movimento" href="http://www.giornaleosteopatia.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=38&amp;Itemid=26" target="_blank"> </a><br />
Manutenzione significa semplicemente controbilanciare la nostra sedentarietà, “oliando” le nostre articolazioni, sciogliendo le tensioni accumulate, con un po’ di movimento, badando a non sovraccaricare le zone a rischio.<br />
<span id="more-83"></span><br />
Le strategie di manutenzione sono molteplici, e variano a secondo di chi mi trovo di fronte.<br />
Partiamo da quello che si trova più facilmente in giro:<br />
- Il nuoto. È quello che viene consigliato a chi soffre di schiena, e nell’immaginario dei pazienti è quasi come se avesse assunto una qualità terapeutica. In realtà il nuoto non cura niente, è solo un tipo di attività che non carica troppo la colonna vertebrale, e quindi chi ha problemi può praticarlo senza correre troppi rischi.<br />
- La palestra. Fatta in modo standard, senza tenere conto delle individualità meccaniche, il più spesso risulta micidiale facendo precipitare delle situazioni dove gli equilibri erano già precari. “Grazie alle palestre vedo un trenta per cento in più di pazienti, che altrimenti non si rivolgerebbero mai ad un osteopata”, dico, esagerando un po’, quando affronto in studio questo argomento. Ma ci sono, nell’attività di palestra, delle mode, che fanno avvicinare il numero delle “vittime” a questa percentuale: l’ultima è stata lo spinning. “Ma io mi diverto ad andare in palestra” mi rispondono, o:”È proprio vicino casa mia, ed è l’unica possibilità che ho di fare del movimento”, e infine: “Ma non fa bene fare un po’ di movimento?”. “Paragoniamo il movimento alla lettura – rispondo ancora – abbiamo Novella 2000, il quotidiano, il romanzo, il saggio. La palestra equivale a Novella 2000: avere i bicipiti un centimetro più grossi, gli addominali un pò più tonici, non migliora di un micron l’intelligenza del nostro corpo, cioè la coordinazione, l’armonia del gesto, la capacità di apprendere e ripetere sequenze motorie complesse. Ma è meglio leggere Novella 2000 o non leggere affatto? Qua non so rispondere, ma almeno uno non dovrebbe farsi male!”<br />
- Per quanto riguarda i vari sport, dipende da quanto è motivata la persona che ho davanti. Se è un campione del mondo di canottaggio, può ben rischiare di aggravare la sua ernia per conquistare il titolo olimpico che gli manca, e cerco di dargli una mano. Se è lo sportivo della domenica, bisogna trovare un compromesso, senza arrivare al paradosso di certi medici che vietano la partitella a tennis, unico sfogo di un poveraccio che tra auto ed ufficio sta seduto dieci ore al giorno, e poi è il tennis la causa dei suoi guai. Siamo nell’irreale!</p>
<p>Quali alternative?<br />
Nella nostra cultura, che privilegia la quantità rispetto alla qualità è difficile, anche in tema di movimento, trovare delle attività incentrate appunto sulla qualità del gesto quali la danza, certe arti marziali, quelle ginnastiche che si definiscono “dolci”.<br />
Ma ancora una volta tutto quello che posso fare è di dare degli input, di consigliare, nel rispetto della persona che ho davanti e del suo piacere – in questo mondo di obblighi – a fare qualcosa.</p>
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		<title>Civilta&#8217; e patologia</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 10:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dario Vitale Chi lavora nel campo della salute, avr&#224; certamente verificato che, in certi periodi, determinati problemi portati dai pazienti, diventano ad un tratto molto pi&#249; frequenti. Due esempi attualmente frequentissimi negli studi di osteopatia: le disfunzioni dell&#8217;ATM (articolazione temporo-mandibolare) e l&#8217;ernia iatale con o senza reflusso gastro-esofageo (RGE). Attualmente un paziente su due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Dario Vitale</em><br /> Chi lavora nel campo della salute, avr&agrave; certamente verificato che, in certi periodi, determinati problemi portati dai pazienti, diventano ad un tratto molto pi&ugrave; frequenti.<br /> Due esempi attualmente frequentissimi negli studi di osteopatia: le disfunzioni dell&rsquo;ATM (articolazione temporo-mandibolare) e l&rsquo;ernia iatale con o senza reflusso gastro-esofageo (RGE). <br /><span id="more-81"></span><br />
Attualmente un paziente su due mi riferisce di soffrire di uno di questi due disturbi.<br /> Pensandoci possiamo ipotizzare cause diverse, che entrano in gioco ogni qual volta si verifichi l&rsquo;aumento di certe diagnosi:<br /> a. L&rsquo;affinamento di metodiche di esame, o l&rsquo;uso di nuove. Per esempio, per quanto riguarda l&rsquo;ernia iatale e il RGE, il diffondersi delle gastroscopie, pi&ugrave; facili per l&rsquo;adozione delle fibre ottiche.<br /> b. Anche in campo medico esistono delle mode, magari spinte da motivi economici : un bite, per una disfunzione dell&rsquo;ATM, ha bisogno di poco lavoro ed ha un costo materiale irrisorio, quindi &egrave; molto redditizio per l&rsquo;operatore.<br /> c. Maggiore incidenza di fattori patogenetici.<br /> Su quest&rsquo;ultimo punto mi vorrei soffermare con un po&rsquo; pi&ugrave; di attenzione, anche perch&eacute; c&rsquo;&egrave; un comune denominatore tra le due situazioni che ho portato ad esempio.<br /> L&rsquo;ernia iatale ed il reflusso gastro-esofageo sono sempre correlati ad un cattivo funzionamento del diaframma, muscolo tra i cui numerosi compiti vi &egrave; anche quello di &ldquo;chiudere&rdquo; lo stomaco e &ldquo;tenerlo al suo posto&rdquo; nell&rsquo;addome.<br /> Questo cattivo funzionamento pu&ograve; dipendere da fattori posturali e/o, molto frequentemente da una contrattura cronica di questo muscolo, le cui cause sono l&rsquo;ansia e lo stress.<br /> Ansia e stress con i quali tutti dobbiamo convivere, &ldquo;stringendo i denti&rdquo;. Li stringiamo troppo, ed ecco una bella disfunzione temporo-mandibolare.<br /> Non &egrave; un caso che queste due patologie interessino due zone ad alta valenza emozionale.<br /> Sempre pi&ugrave;, in risposta ad un ambiente sempre pi&ugrave; aggressivo, tratteniamo il fiato e stringiamo i denti, fissando con delle retrazioni muscolari degli funzionamenti patologici.<br /> E siamo ancora in ambito funzionale, lo stress provoca ben altri danni, mandando in tilt il sistema immunitario, per arrivare alle malattie autoimmuni ed ai tumori.<br /> Su questa stessa falsa riga pi&ugrave; di una volta ho polemizzato sulla cosiddetta lotta contro il cancro, in cui si investono enormi risorse in sofisticatissime ricerche scientifiche, e non si parla e non si fa niente per quello che tutti abbiamo sotto gli occhi: oltre allo stress per esempio l&rsquo;inquinamento, dell&rsquo;aria, dell&rsquo;acqua, dei cibi, chimico, elettromagnetico, radioattivo. Come se fossero cose inevitabili.<br /> Ancora una volta, nella nostra cultura, la maggior parte dei sistemi di cura sono dedicati a curare le patologie che essa stessa crea.</p>
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		<title>Il caso del vecchio avvocato</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 09:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli divulgativi]]></category>
		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dario Vitale Spesso le persone arrivano da me dopo un pellegrinare che li ha portati ad interpellare vari professionisti della salute. Da questi hanno avuto delle spiegazioni ai loro dolori, che li convincono e fanno proprie o rigettano. Tra le prime le pi&#249; gettonate sono quelle relative alla forma del corpo e alle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Dario Vitale</em><br /> Spesso le persone arrivano da me dopo un pellegrinare che li ha portati ad interpellare vari professionisti della salute. <br /> Da questi hanno avuto delle spiegazioni ai loro dolori, che li convincono e fanno proprie o rigettano. Tra le prime le pi&ugrave; gettonate sono quelle relative alla forma del corpo e alle sue alterazioni (dimorfismi).<span id="more-77"></span><br />
&ldquo;Soffro perch&eacute; ho la scoliosi.&rdquo; Mi dice la signora di mezza et&agrave;, che ha la scoliosi da quando aveva quindici anni, e che ha cominciato ad avere male da qualche anno.<br />&ldquo;Sono i piedi piatti la fonte di tutti i miei problemi&rdquo;. &ldquo;Johan Cruyff, indimenticato capitano dell&rsquo;Olanda del calcio totale &ndash; ribatto &ndash; aveva due tavolette come piante dei piedi, ed era un formidabile atleta&rdquo;. <br />Non &egrave; la forma il primo parametro da considerare, ma la mobilit&agrave; e lo schema di compensazione, cio&egrave; il modo in cui uno si arrangia a funzionare nonostante le perdite di mobilit&agrave; (dovuta a traumi, posizioni viziate, cicatrici ecc.), che si accumulano nel tempo. <br />A questo proposito l&rsquo;aneddoto che preferisco, tra i tanti che racconto in studio, &egrave; quello del vecchio avvocato che un giorno varc&ograve; la porta della mia stanza, con una cifosi che lo costringeva quasi in un perenne inchino.<br /> &ldquo;Qual &egrave; il motivo che la porta da me?&rdquo; gli domandai, senza far trasparire la mia perplessit&agrave;. <br />&ldquo;Ho un gran mal di schiena.&rdquo; mi rispose. <br />&ldquo;Per forza &ndash; pensai &ndash; con quel portamento che si ritrova&rdquo;, mentre gli chiedevo: &ldquo;E da quanto tempo?&rdquo;, aspettandomi che fosse come minimo da sempre, mentre, candidamente, il simpatico vecchietto ammise: &ldquo;Dottore, &egrave; da due mesi che questo mal di schiena non mi da pace&rdquo;. <br />&ldquo;E nel passato non ha mai avuto altri problemi del genere?&rdquo; chiesi con la mia faccia da poker. <br />&ldquo;Mai.&rdquo; &ldquo;Ma da quanto tempo &egrave; cos&igrave;, curvo in avanti?&rdquo; <br />&ldquo;Eh dottore, ho cominciato a incurvarmi quando avevo venti anni; a quaranta ero gi&agrave; cos&igrave;&rdquo;. <br />Il nostro amico aveva vissuto almeno quaranta anni della sua vita, arrangiandosi a funzionare senza dolore, con la sua schiena fuori ogni logica biomeccanica! <br />A questo punto, ai pazienti che pazientemente mi hanno ascoltato, do la morale della favola: <br />&ldquo;Non &egrave; importante essere dritti, &egrave; importante trovare, nella propria &ldquo;stortezza&rdquo; un equilibrio, uno schema di compensazione economico che ci faccia cio&egrave; funzionare senza troppi problemi.&rdquo; <br />&Egrave; questo il motivo per cui vedo persone &ldquo;diritte&rdquo; che soffrono molto ed altre, come il nostro avvocato, che se la sono cavata egregiamente. <br />Quindi non raddrizzer&ograve; nessuno col mio lavoro, ma cercher&ograve; di aiutare chi soffre a trovare il modo di funzionare soffrendo di meno.</p>
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		<title>La salute in movimento</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 09:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dario VitaleSono in continuo, inarrestabile aumento, i problemi dolorosi muscolo-articolari che affiggono le persone appartenenti alle societ&#224; cosiddette civilizzate (quelli che vivono in societ&#224; pi&#249; disagiate hanno purtroppo altre priorit&#224;). Ogni giorno, in studio, qualcuno me ne chiede la ragione. Se rimango nel generale, la risposta viene ben recepita. &#8220;Siamo stati progettati per funzionare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Dario Vitale</em><br />Sono in continuo, inarrestabile aumento, i problemi dolorosi muscolo-articolari che affiggono le persone appartenenti alle societ&agrave; cosiddette civilizzate (quelli che vivono in societ&agrave; pi&ugrave; disagiate hanno purtroppo altre priorit&agrave;). <br />Ogni giorno, in studio, qualcuno me ne chiede la ragione. Se rimango nel generale, la risposta viene ben recepita.<span id="more-69"></span><br />
&ldquo;Siamo stati progettati per funzionare a quattro zampe. <br />Abbiamo impiegato circa tre milioni di anni per alzarci sulle due zampe, trovando tutto sommato delle soluzioni efficaci per muoverci, per camminare, correre, saltare. <br />Negli ultimi 50 anni ci siamo seduti, e a questo cambiamento cos&igrave; radicale nel modo di utilizzare il nostro corpo, non abbiamo trovato ancora dei buoni adattamenti.&rdquo; Questo, grosso modo, &egrave; quello che rispondo. <br />Ma non finisco mai di meravigliarmi quando poi mi domandano: &ldquo;Ma perch&eacute; io ho sempre mal di collo?&rdquo; e a chiedermelo &egrave; la segretaria che passa otto ore al computer, con la testa girata, perch&eacute; lo schermo &egrave; di lato sulla scrivania. &ldquo;E il mio mal di schiena?&rdquo; ribatte il marito, agente di commercio che macina le sue dieci-dodici ore di auto al giorno. <br />Qua la diagnosi va ben oltre un&rsquo;analisi biomeccanica! La maggior parte di noi vive nella pi&ugrave; totale mancanza di consapevolezza di avere un corpo. Usiamo questa meravigliosa macchina creata per il movimento, per stare seduti in auto, davanti al computer ed alla televisione. <br />Creiamo e fissiamo un sistema di tensioni muscolari sovradimensionate per difenderci dall&rsquo;angoscia di un ambiente sempre pi&ugrave; aggressivo, per non mandare al diavolo il nostro capo, per non uccidere quello che ci pesta il piede in autobus. <br />Ogni societ&agrave;, ogni cultura sviluppa dei sistemi di cura, in gran parte dedicati a curare le patologie che essa stessa crea. <br />Se devo essere onesto, devo dire che tra i miei paziente, oltre a situazioni serie, cronicit&agrave; strutturate, che richiedono anche un lavoro prolungato sulla postura, vedo persone che con un minimo di &ldquo;manutenzione&rdquo;, di cura di s&eacute;, non avrebbero mai bisogno di un intervento terapeutico; cos&igrave; come vedo persone che mi portano dei problemi per i quali io personalmente non mi rivolgerei ad un medico od ad un osteopata, dietro i quali si scorgono facilmente disagi di altra natura. <br />E comunque devo &ldquo;curare&rdquo; queste persone, fare fronte a questa richiesta di aiuto. Ben presto nella mia professione, mi sono reso conto che non &egrave; possibile (e non sarebbe giusto) avere la pretesa di cambiare radicalmente la vita delle persone. Ma una volta che con il mio lavoro, il pi&ugrave; rapidamente possibile, ho dato alla persona un sollievo alle sue sofferenze, quando gli ho dimostrato la possibilit&agrave; di un cambiamento, il problema &egrave; di mantenere questo cambiamento, in parte modificando, in parte &ldquo;antidotando&rdquo; quelli che sono i fattori troppo patologici nello stile di vita. &ldquo;Dottore, adesso che sto bene, devo andare in palestra?&rdquo; mi chiedono a questo punto. <br />Ed il discorso si complica, perch&eacute;:
<ul>
<li>&Egrave; difficile fare prescrizioni sul tempo libero delle persone.</li>
<li>Le possibilit&agrave; di movimento che offre il mercato sono il pi&ugrave; delle volte dannose per chi ha gi&agrave; un equilibrio precario.</li>
<li>Comunque l&rsquo;indicazione deve anche tenere conto del piacere della persona a svolgere una determinata attivit&agrave;, che &egrave; l&rsquo;unica motivazione valida per continuarla nel tempo. </li>
</ul>
<p>Ma che cosa significa &ldquo;manutenzione&rdquo; parlando della colonna e del proprio corpo in generale. <br /><em>Continua sul prossimo numero</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le ragioni dell&#8217;osteopatia</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2005 09:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cosa cura l'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dario Vitale Vorrei ampliare i concetti esposti da Alain Bernard nel cappello di apertura, soprattutto per quel che riguarda i rapporti dell&#8217;osteopatia con le altre arti sanitarie.L&#8217;osteopatia ha in comune con la medicina e con la fisioterapia solo le scienze di base (biologia, anatomia, fisiologia), ma non gli stessi principi n&#233; la stessa filosofia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Dario Vitale</em><br /> Vorrei ampliare i concetti esposti da Alain Bernard nel cappello di apertura, soprattutto per quel che riguarda i rapporti dell&rsquo;osteopatia con le altre arti sanitarie.<br />L&rsquo;osteopatia ha in comune con la medicina e con la fisioterapia solo le scienze di base (biologia, anatomia, fisiologia), ma non gli stessi principi n&eacute; la stessa filosofia.<span id="more-61"></span><br />
&Egrave; lo stesso rapporto, per intenderci, che ci pu&ograve; essere tra psicanalisi, psichiatria e neurologia.<br /> Il fatto che a praticarla, in Italia, siano spesso professionisti che di base sono medici o fisioterapisti, dipende solo dal vuoto legislativo, sempre pi&ugrave; grave, per cui queste figure sono le uniche a &ldquo;poter mettere le mani&rdquo; su qualcuno. <br /> Ma, tengo a ribadire, l&rsquo;osteopatia non &egrave; una specializzazione n&eacute; della medicina n&eacute; della fisioterapia; nessun titolo precedente d&agrave; particolari competenze n&eacute; particolare diritto a praticare la nostra disciplina, se non una formazione seria che ne rispetti lo spirito e le tradizioni.<br /> In particolare con la fisioterapia i rapporti sono particolarmente conflittuali. E questo conflitto si va sempre pi&ugrave; esacerbando con le denunce anonime dei terapisti che vedono invasi i loro piccoli orticelli. &Egrave; vergognoso! &Egrave; la malafede che li guida.<br /> Se penso al mio amico Andrea, che frequenta i corsi serali di una scuola a tempo pieno di Milano.<br /> Andrea, quando torna a sud, non manca di passare a trovarmi e mi racconta dei sacrifici che fa, di giorno lavora come infermiere, la sera va a scuola e la notte studia. Quanta passione e quanto coraggio, ed una persona cos&igrave; potrebbe avere dei problemi un giorno a lavorare! <br /> &Egrave; osteopata chi, qualunque sia il suo titolo di base, dopo una seria formazione, si misura ogni giorno con le problematiche di studio avendo come unico strumento l&rsquo;osteopatia; non chi, pure avendo un DO, la mattina lavora in un centro convenzionato con l&rsquo;ipertermia ed il laser ed il pomeriggio &ldquo;scrocchia&rdquo; la gente, tanto se non funziona c&rsquo;&egrave; sempre la ionoforesi.<br /> Ancora per quanto riguarda le formazioni, le richieste del mercato fanno s&igrave; che i corsi stiano spuntando come funghi, di qualsiasi durata, di qualsiasi prezzo, di qualsiasi provenienza.<br /> Per adesso il pi&ugrave; scandaloso che ho visto era uno riservato ai medici: quaranta medici a fare pratica con un solo lettino!<br /> L&rsquo;unico modo di sanare tutte queste storture &egrave; una legge che istituisca una formazione a tempo pieno, cui si possa accedere con un diploma di scuola superiore, perch&eacute; l&rsquo;osteopatia acquisisca la piena autonomia che le compete.</p>
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		<title>Osteopata&#8230; chi sei?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2005 15:01:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea VersoMi sono avvicinato da poco allo studio dell&#8217;osteopatia e sono rimasto colpito da due aspetti inerenti questa disciplina. Il primo riguarda specificamente le molteplici conoscenze che si acquisiscono durante il percorso formativo, nozioni tali da fornire a chi intraprende questo cammino, che io stesso sto percorrendo, strumenti precisi e sicuri per operare. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Verso</em><br />Mi sono avvicinato da poco allo studio dell&rsquo;osteopatia e sono rimasto colpito da due aspetti inerenti questa disciplina.<br /> Il primo riguarda specificamente le molteplici conoscenze che si acquisiscono durante il percorso formativo, nozioni tali da fornire a chi intraprende questo cammino, che io stesso sto percorrendo, strumenti precisi e sicuri per operare.<span id="more-6"></span><br />
Una strada lunga ed impegnativa che presuppone lo studio approfondito di tutto ci&ograve; che implica i molteplici aspetti del corpo umano preso nella sua &ldquo;globalit&agrave;&rdquo;.<br /> Il secondo aspetto che mi ha colpito, sul quale in questa occasione vorrei porre l&rsquo;accento, &egrave; la poca conoscenza che la grande maggioranza delle persone ha della figura dell&rsquo;osteopata.<br /> Sapreste dire cosa fa esattamente un osteopata?<br /> Vi siete mai chiesti quale sia il percorso formativo che un osteopata deve intraprendere per poter esercitare la sua professione?<br /> Molte delle persone alle quali ho avuto occasione di porre queste domande, non ha saputo darmi delle risposte chiare. A parte coloro che ignorano completamente cosa sia l&rsquo;osteopatia, per accezione comune si pensa all&rsquo;osteopata, usando una definizione popolare, come ad uno &ldquo;scrocchia ossa&rdquo;, di pi&ugrave;, alcune volte ho avuto la sensazione che si stesse parlando di una sorta di stregone che, praticando riti divinatori, ottiene risultati non si sa bene di quale tipo!<br /> Presumo che, visti i continui avvenimenti di cronaca inerenti sedicenti maghi e guaritori, sia opportuno fare un po&rsquo; di chiarezza.<br /> Chi abbia avuto occasione di rivolgersi ad un osteopata ha potuto apprezzare le tecniche delle quali si serve quest&rsquo;ultimo per raggiungere gli scopi che si &egrave; prefissato. Tecniche che se in apparenza sembrano semplici manipolazioni di articolazioni o strutture viscerali, in realt&agrave; presuppongono la conoscenza di tutte le complesse relazioni che uniscono i vari distretti del nostro organismo.<br /> Il lavoro dell&rsquo;osteopata non si riduce semplicemente allo &ldquo;scrocchiare&rdquo; un osso piuttosto che un altro, cosa che richiederebbe veramente pochissimo impegno e che esporrebbe a rischio serio di danno colui si sottoponesse al trattamento.<br /> Ci&ograve; che fa un osteopata &egrave; molto di pi&ugrave;, la particolarit&agrave; del suo operato consiste nel leggere i segni di sofferenza che il nostro corpo mostra, interpretare le relazioni esistenti tra tali segni e ci&ograve; che li ha provocati ed infine trattare quelle che presumibilmente sono le lesioni che generano la situazione di sofferenza.<br /> Per usare un paragone, riduttivo ma chiarificatore, &egrave; come portare l&rsquo;automobile dal meccanico perch&eacute; ci da dei problemi e questo ce la ripara semplicemente stringendo una vite di regolazione del motore. Chi non sarebbe in grado di stringere una vite, il difficile &egrave; capire quale sia la vite da stringere. Stringendo un&rsquo;altra qualsiasi vite, non solo non si risolverebbe il problema, ma si rischierebbe di peggiorare la situazione.<br /> Il meccanico deve avere le conoscenze che lo indirizzano verso quella specifica vite.<br /> Tornando all&rsquo;osteopatia s&rsquo;intuisce che il discorso &egrave; &ldquo;leggermente&rdquo; pi&ugrave; complesso ma &egrave; chiaro, a questo punto, che non &egrave; sufficiente manipolare un&rsquo;articolazione piuttosto che un&rsquo;altra, si devono invece possedere conoscenze tali da indirizzare l&rsquo;osteopata verso quello e solo quel tipo di trattamento.<br /> Tutto ci&ograve; deve essere messo in relazione al fatto che, se molte persone sono in grado di stringere una vite, per manipolare strutture articolari o viscerali occorre una manualit&agrave; di tutt&rsquo;altro livello. Manualit&agrave;, appunto, che si acquisisce in anni di pratica, che permette all&rsquo;osteopata di operare in maniera sicura per l&rsquo;incolumit&agrave; di chi riceve un trattamento e di ottenere una buona efficacia del trattamento stesso.<br /> Considerare l&rsquo;osteopata da questo punto di vista ci fa giungere quindi all&rsquo;aspetto della formazione.<br /> Essere in grado di leggere i segni del nostro corpo, interpretarne le relazioni ancor prima che trattare le cause di tali segni, presuppone uno studio della materia che si sviluppa nel corso di diversi anni. Conoscenze e abilit&agrave; che non si acquisiscono solo su libri o tramite nozioni teoriche ma che constano di applicazione quotidiana, di pratica e di continua ricerca.<br /> Sto parlando di formazione di tipo universitario che si acquisisce in non meno di cinque anni di studio e pratica, visto che ci sono &ldquo;persone&rdquo; che pretendono di praticare l&rsquo;attivit&agrave; osteopatica seguendo una formazione di pochi mesi completamente superficiale e senza nessuna forma di abilit&agrave; pratica.<br /> Concludendo spero che questa rapida carrellata sul modo dell&rsquo;osteopatia possa aiutare coloro che leggeranno questo articolo a capire chi si troveranno di fronte, quando decideranno di rivolgersi ad un osteopata.</p>
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		<title>Che cosa è l&#8217; osteopatia?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2005 14:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Dario Vitale Per cominciare prendo a prestito l’incipit di un bell’articolo scritto dalla collega Vera Tummillo: “L’osteopatia è una medicina manuale, un metodo terapeutico ideato da A.T. Still e basato sul principio che il corpo è capace di fabbricare dei rimedi propri contro le malattie, quando le sue relazioni strutturali sono normali, la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.eop.it/immagini/Vitale.jpg" border="1" alt=" " hspace="6" height="120" align="left" /><em>di Dario Vitale</em><br />
Per cominciare prendo a prestito l’incipit di un bell’articolo scritto dalla collega Vera Tummillo: “L’osteopatia è una medicina manuale, un metodo terapeutico ideato da A.T. Still e basato sul principio che il corpo è capace di fabbricare dei rimedi propri contro le malattie, quando le sue relazioni strutturali sono normali, la sua nutrizione è buona ed è inserito in un buon ambiente” (Dizionario Medico Dorland – 1957).<span id="more-3"></span><br />
È una medicina manuale perché si serve di mezzi manuali di diagnosi, per evidenziare le disfunzioni o l’assenza di movimento nelle varie zone del corpo, e manualmente cerca di ripristinare una normale mobilità.<br />
La normale nutrizione dei tessuti e degli organi che compongono il nostro corpo fa sì che quest’ultimo possa reagire con le sue capacità di autoregolazione, autodifesa ed autoguarigione alle varie cause di malattia.<br />
Il movimento quindi è una funzione essenziale per la nostra vita e per la nostra salute: la vita è movimento.<br />
Per movimento si intende sia quello volontario, muscolo-articolare, che ci relaziona col mondo esterno; sia quello, più esteso, involontario, che interessa gli organi interni e i liquidi extracellulari. Alla base di entrambi i tipi di movimento vi è il sistema delle fasce.<br />
Quello delle fasce è una tridimensionale di membrane, una sorta di impalcatura fibrosa, che collega ossa, muscoli, visceri ed ha diverse mansioni:<br />
• Coordina i muscoli nel movimento volontario<br />
• Protegge ed accompagna vasi e nervi nei loro percorsi<br />
• È il motore di tutta la circolazione dei liquidi extracellulari<br />
Il sistema fasciale può adempiere a queste mansioni a patto che sia libero di muoversi.<br />
Ogni restrizione di movimento genera dei problemi.<br />
Sono queste restrizioni che l’osteopata diagnostica e corregge.</p>
<p><strong>Indicazioni al trattamento osteopatico</strong></p>
<p><strong> Apparato muscolo-scheletrico</strong><br />
Dolori e/o cattivi funzionamenti con o senza irradiazioni del tipo “colpi della strega”, torcicolli, sciatiche, cervico-brachialgie; anche a carico degli arti: tunnel carpale, gomito del tennista, metatarsalgie, spina calcaneare ecc.</p>
<p><strong>Cranio</strong><br />
Cefalee, emicranie, alcuni problemi malocclusivi, alcuni problemi oculari, alcuni tipi di nevralgie del trigemino, sinusiti ecc. L’approccio craniale è massimamente efficace nei bambini in età pre-scolare.</p>
<p><strong>Visceri </strong><br />
I visceri, come tutte le altre pari del nostro corpo, si muovono: un rene – per esempio – percorre circa 600 metri al giorno, scendendo e risalendo sotto l’azione del diaframma.<br />
Un fegato segue i movimenti di flessione, estensione, torsione della colonna.<br />
Alterazioni di questa mobilità viscerale, possono ripercuotersi sia sulla meccanica generale, sia sul funzionamento del viscere stesso, entrando in gioco in patologie quali stipsi, coliti, ernia iatale e reflusso gastro-esofageo, certe forme di cistiti ricorrenti ecc.</p>
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