di Dario Vitale
…continua dal numero precedente
Manutenzione significa semplicemente controbilanciare la nostra sedentarietà, “oliando” le nostre articolazioni, sciogliendo le tensioni accumulate, con un po’ di movimento, badando a non sovraccaricare le zone a rischio.
Le strategie di manutenzione sono molteplici, e variano a secondo di chi mi trovo di fronte.
Partiamo da quello che si trova più facilmente in giro:
- Il nuoto. È quello che viene consigliato a chi soffre di schiena, e nell’immaginario dei pazienti è quasi come se avesse assunto una qualità terapeutica. In realtà il nuoto non cura niente, è solo un tipo di attività che non carica troppo la colonna vertebrale, e quindi chi ha problemi può praticarlo senza correre troppi rischi.
- La palestra. Fatta in modo standard, senza tenere conto delle individualità meccaniche, il più spesso risulta micidiale facendo precipitare delle situazioni dove gli equilibri erano già precari. “Grazie alle palestre vedo un trenta per cento in più di pazienti, che altrimenti non si rivolgerebbero mai ad un osteopata”, dico, esagerando un po’, quando affronto in studio questo argomento. Ma ci sono, nell’attività di palestra, delle mode, che fanno avvicinare il numero delle “vittime” a questa percentuale: l’ultima è stata lo spinning. “Ma io mi diverto ad andare in palestra” mi rispondono, o:”È proprio vicino casa mia, ed è l’unica possibilità che ho di fare del movimento”, e infine: “Ma non fa bene fare un po’ di movimento?”. “Paragoniamo il movimento alla lettura – rispondo ancora – abbiamo Novella 2000, il quotidiano, il romanzo, il saggio. La palestra equivale a Novella 2000: avere i bicipiti un centimetro più grossi, gli addominali un pò più tonici, non migliora di un micron l’intelligenza del nostro corpo, cioè la coordinazione, l’armonia del gesto, la capacità di apprendere e ripetere sequenze motorie complesse. Ma è meglio leggere Novella 2000 o non leggere affatto? Qua non so rispondere, ma almeno uno non dovrebbe farsi male!”
- Per quanto riguarda i vari sport, dipende da quanto è motivata la persona che ho davanti. Se è un campione del mondo di canottaggio, può ben rischiare di aggravare la sua ernia per conquistare il titolo olimpico che gli manca, e cerco di dargli una mano. Se è lo sportivo della domenica, bisogna trovare un compromesso, senza arrivare al paradosso di certi medici che vietano la partitella a tennis, unico sfogo di un poveraccio che tra auto ed ufficio sta seduto dieci ore al giorno, e poi è il tennis la causa dei suoi guai. Siamo nell’irreale!
Quali alternative?
Nella nostra cultura, che privilegia la quantità rispetto alla qualità è difficile, anche in tema di movimento, trovare delle attività incentrate appunto sulla qualità del gesto quali la danza, certe arti marziali, quelle ginnastiche che si definiscono “dolci”.
Ma ancora una volta tutto quello che posso fare è di dare degli input, di consigliare, nel rispetto della persona che ho davanti e del suo piacere – in questo mondo di obblighi – a fare qualcosa.