di Daniela Paolini
La terapia cranio sacrale è una terapia che si basa sulla profonda conoscenza del funzionamento e del rapporto delle ossa del cranio tra di loro e si occupa prevalentemente di patologie di competenza otorinolaringoiatrica ma anche di nevralgie miotensive o di problemi di natura meccanica come patologie legate all’articolazione temporomandibolare.
È particolarmente indicata nei neonati e nei bambini fin dal momento della nascita. Infatti, nel passaggio attraverso il canale del parto, la testa del feto, spinta nel bacino attraverso le contrazioni dell’utero, si deforma per accomodarsi alla via pelvica. Solo dopo il primo grido del neonato, il fluttuare del liquido cefalorachidiano (LCR) e la trazione delle membrane riallineano le ossa del cranio tra di loro. E’ necessario rendersi conto ed essere consapevoli della delicatezza che questo lavoro richiede per avere la percezione di dove, noi osteopati, stiamo “mettendo le mani”.
La terapia cranio sacrale, infatti, è qualcosa di estremamente serio ed è necessario affidarsi a professionisti preparati che sappiano unire le competenze tecniche acquisite in anni di studio e l’umana comprensione del dolore altrui.
Io ho avuto la fortuna di “nascere” contemporaneamente come madre e come osteopata e cercherò di descrivere la terapia cranio sacrale attraverso questa mia particolare esperienza.
Quando aspettavo Giacomo, il mio primo figlio, frequentavo il primo anno del corso di osteopatia.
Ero molto curiosa e terribilmente affascinata dall’approccio osteopatico sul cranio dei neonati! Ricordo con viva emozione il momento dell’espulsione (che fu precipitosa) e di come mi ritrovai curiosamente ad osservare da che parte si girasse la testa di mio figlio. Tra la confusione e lo stupore di quei meravigliosi momenti, il pianto del bambino e le operazioni di accoglienza e di vestizione mi misero questo “esserino” tra le braccia… Oddio quanto è piccolo, pensai, come si tocca un neonato? Da che parte si comincia? Le mani e le sensazioni mi guidarono e la prima cosa che accarezzai fu la sua testa…. Cercai di essere più delicata del velluto e sfiorando la sua morbida peluria mi misi a “sentire” se qualche percezione arrivasse come risposta nella mia mano! Non riuscivo, forse anche per le forti emozioni che provavo, a sentire il pulsare delle ossa del cranio nel loro processo di assestamento.
Non mi scoraggiai e, giorno dopo giorno, accarezzandolo con sempre più confidenza mi misi alla ricerca di un qualcosa che potesse farmi capire di più di quello che avevo solo teoricamente studiato sui libri. Prova e riprova, un bel giorno la rivelazione! Si esistevano dei “solchi” tra un osso e l’altro ed erano talmente larghi che il mio dito poteva “camminarci dentro” Erano le “suture”. Ogni tanto c’era un avvallamento più profondo, le “fontanelle”: quanto erano larghe!!!
Continuai la mia esplorazione soprattutto quando Giacomo dormiva o quando beveva il mio latte. E finalmente un giorno affiorò sotto le mie mani una sensazione fantastica: il movimento! Si tutto si apriva e si chiudeva con un ritmo preciso che era regolato dal respiro. Potete immaginare l’emozione!!!
Non mi fermai in questa ricerca quotidiana di qualsiasi elemento che potesse farmi avanzare nella mia conoscenza e quando fui invitata a portare Giacomo al corso per mostrare ad altri colleghi come si lavora sui bambini fui estremamente felice. Scoprivo, col tempo, come le fontanelle si chiudevano e come la morbidezza del cranio diventasse via via più consistente e come poco a poco i “solchi” che avevo sentito alla nascita si restringessero sempre di più. Le suture iniziavano a saldarsi.
Crescendo Giacomo affrontava i suoi primi raffreddori, le due piccole influenze, e io mi ritrovavo a comprimere il quarto ventricolo, ad aprire i mascellari con la certezza che questo lo aiutasse a superare le crisi di crescita.
Poi è arrivato Michele, il mio secondo figlio. Ero già’ al terzo anno di osteopatia e le mie mani, ma soprattutto le mie conoscenze si erano affinate e con lui fu tutto più’ facile.
Michele era più docile di Giacomo e sembrava provare un profondo piacere dal mio “camminare” non solo sul suo cranio ma anche sulla sua pancia morbida e piena di sorprese da scoprire.
E’ stato fantastico essere accompagnata nel corso dei miei faticosissimi studi dai miei figli che solo ora mi accorgo di avere avuto in dono per sperimentare “in diretta” la vita nel suo divenire.