Osteopata… chi sei?

di Andrea Verso
Mi sono avvicinato da poco allo studio dell’osteopatia e sono rimasto colpito da due aspetti inerenti questa disciplina.
Il primo riguarda specificamente le molteplici conoscenze che si acquisiscono durante il percorso formativo, nozioni tali da fornire a chi intraprende questo cammino, che io stesso sto percorrendo, strumenti precisi e sicuri per operare.
Una strada lunga ed impegnativa che presuppone lo studio approfondito di tutto ciò che implica i molteplici aspetti del corpo umano preso nella sua “globalità”.
Il secondo aspetto che mi ha colpito, sul quale in questa occasione vorrei porre l’accento, è la poca conoscenza che la grande maggioranza delle persone ha della figura dell’osteopata.
Sapreste dire cosa fa esattamente un osteopata?
Vi siete mai chiesti quale sia il percorso formativo che un osteopata deve intraprendere per poter esercitare la sua professione?
Molte delle persone alle quali ho avuto occasione di porre queste domande, non ha saputo darmi delle risposte chiare. A parte coloro che ignorano completamente cosa sia l’osteopatia, per accezione comune si pensa all’osteopata, usando una definizione popolare, come ad uno “scrocchia ossa”, di più, alcune volte ho avuto la sensazione che si stesse parlando di una sorta di stregone che, praticando riti divinatori, ottiene risultati non si sa bene di quale tipo!
Presumo che, visti i continui avvenimenti di cronaca inerenti sedicenti maghi e guaritori, sia opportuno fare un po’ di chiarezza.
Chi abbia avuto occasione di rivolgersi ad un osteopata ha potuto apprezzare le tecniche delle quali si serve quest’ultimo per raggiungere gli scopi che si è prefissato. Tecniche che se in apparenza sembrano semplici manipolazioni di articolazioni o strutture viscerali, in realtà presuppongono la conoscenza di tutte le complesse relazioni che uniscono i vari distretti del nostro organismo.
Il lavoro dell’osteopata non si riduce semplicemente allo “scrocchiare” un osso piuttosto che un altro, cosa che richiederebbe veramente pochissimo impegno e che esporrebbe a rischio serio di danno colui si sottoponesse al trattamento.
Ciò che fa un osteopata è molto di più, la particolarità del suo operato consiste nel leggere i segni di sofferenza che il nostro corpo mostra, interpretare le relazioni esistenti tra tali segni e ciò che li ha provocati ed infine trattare quelle che presumibilmente sono le lesioni che generano la situazione di sofferenza.
Per usare un paragone, riduttivo ma chiarificatore, è come portare l’automobile dal meccanico perché ci da dei problemi e questo ce la ripara semplicemente stringendo una vite di regolazione del motore. Chi non sarebbe in grado di stringere una vite, il difficile è capire quale sia la vite da stringere. Stringendo un’altra qualsiasi vite, non solo non si risolverebbe il problema, ma si rischierebbe di peggiorare la situazione.
Il meccanico deve avere le conoscenze che lo indirizzano verso quella specifica vite.
Tornando all’osteopatia s’intuisce che il discorso è “leggermente” più complesso ma è chiaro, a questo punto, che non è sufficiente manipolare un’articolazione piuttosto che un’altra, si devono invece possedere conoscenze tali da indirizzare l’osteopata verso quello e solo quel tipo di trattamento.
Tutto ciò deve essere messo in relazione al fatto che, se molte persone sono in grado di stringere una vite, per manipolare strutture articolari o viscerali occorre una manualità di tutt’altro livello. Manualità, appunto, che si acquisisce in anni di pratica, che permette all’osteopata di operare in maniera sicura per l’incolumità di chi riceve un trattamento e di ottenere una buona efficacia del trattamento stesso.
Considerare l’osteopata da questo punto di vista ci fa giungere quindi all’aspetto della formazione.
Essere in grado di leggere i segni del nostro corpo, interpretarne le relazioni ancor prima che trattare le cause di tali segni, presuppone uno studio della materia che si sviluppa nel corso di diversi anni. Conoscenze e abilità che non si acquisiscono solo su libri o tramite nozioni teoriche ma che constano di applicazione quotidiana, di pratica e di continua ricerca.
Sto parlando di formazione di tipo universitario che si acquisisce in non meno di cinque anni di studio e pratica, visto che ci sono “persone” che pretendono di praticare l’attività osteopatica seguendo una formazione di pochi mesi completamente superficiale e senza nessuna forma di abilità pratica.
Concludendo spero che questa rapida carrellata sul modo dell’osteopatia possa aiutare coloro che leggeranno questo articolo a capire chi si troveranno di fronte, quando decideranno di rivolgersi ad un osteopata.

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